STEFANO PIAN

Ricordo benissimo che mi avvicinai al triathlon dopo aver visto i campionati italiani in televisione.Era l’estate 2008 e mi ripromisi di parteciparvi l’anno successivo. Iniziai a nuotare praticamente da zero e per tutti i giorni, mi feci prestare una Coppi in alluminio che ancora possiedo a ricordo e comprai scarpe da corsa assolutamente inadatte (scarpe da tennis). Dopo essermi informato e trovato una squadra che mi potesse tesserare, decisi di partecipare al primo triathlon in programma per quell’anno: era il 2009 ed il calendario gare proponeva l’olimpico di Caldaro, a mio avviso il più duro del circuito.
Fatto sta che per quell’evento mi sono allenato per quasi un anno, partendo da zero.Per l’occasione ricordo di essermi preso il week end libero e sono partito il venerdì sera, prenotato l’albergo e passato la notte al lago.Il giorno della gara ricordo di essere stato il primo a presentarmi in segreteria. Ero tesissimo, non sapevo cosa aspettarmi, ritiro il pacco gara e preparo la bici, copiando dagli altri fatto sta che la partenza era prevista per le 14:00, bene io alle 9:30 avevo tutto pronto. Ci dividono in batterie, io sono in una delle ultime, entriamo in acqua, parte la sirena , è il via.A nuoto erano 1500 metri, il lago era freddo e la muta obbligatoria.Subito dopo la partenza mi rendo conto che si trattava di una lotta alla sopravvivenza, ad ogni boa cerco di rimanere a galla e di allungare il passo, esco dall’acqua e mi rendo conto di essere più o meno a metà