
Belgian Weylandt Wouter of team Quickstep in action during the prologue of the Eneco tour cycling race in Hasselt, Belgium, 22 August 2007. ANSA/LUC CLAESSEN
La mia prima volta è stato l’anno scorso a Vittorio Veneto sulla distanza di un “Super Sprint” quando ancora non sapevo bene cosa fosse un triathlon e cosa aspettarmi da una competizione di quel tipo.Arrivato sul campo di atletica dove si sarebbe svolta la gara, mi sono chiesto cosa avessi a che fare io con loro.
Ero circondato da atleti che possedevano bici spaziali ed occhiali fighissimi, mentre io ero li, con la mia bella mountainbike ed il mio casco vinto con la raccolta punti della benzina.
Abbigliamento ed attrezzatura a parte, la cosa che più mi ha turbato è stato quando mi sono avvicinato alla piscina. In quel momento ho sentito aumentare l’ansia e la paura di non potercela fare.Tutt’ora non ho una buona confidenza con l’acqua, ma l’anno scorso ancora meno visto che avevo smesso di fumare soltanto nove mesi prima ed a stento riuscivo a nuotare per 400 metri di fila.
Ho cominciato a rendermi conto di quello che stavo facendo quand’è arrivato il momento di scriversi il numero con il pennarello.Non so come mai, ma quella marchiatura sul braccio e sulla gamba e la vista della bici con il numero sotto la sella, mi hanno dato veramente una forte carica.
Da quel momento in poi è stato tutto un mix di emozioni e sensazioni stupende che auguro a tutti di provare prima o poi.
Quel giorno ho concluso la gara con un tempo di 43:00:00 e l’esperienza di quella mattina mi ha preso talmente tanto da ripetermi lo stesso anno in altri due “Sprint” a Lovadina e Jesolo.
E’ una disciplina che ti cattura e, più la pratichi, più ti vien voglia di continuare migliorandoti giorno dopo giorno per poter affrontare sempre nuove sfide.
Mi sento di dover ringraziare una persona in particolare che, con il suo entusiasmo e la sua energia mi ha avvicinato a questa disciplina.
GRAZIE CLAUDIO!
Damiano